L’associazione di tipo mafioso – Capitolo Sesto

CAPITOLO SESTO

 

Le aggravanti specifiche

 


§ 1. Le aggravanti specifiche previste dall'art. 416bis sono:
1)      dal punto di vista soggettivo: la promozione, direzione ed organizzazione dell'associazione di tipo mafioso;


2)      dal punto di vista oggettivo: la caratteristica di associazione armata;


3)      dal punto di vista dei mezzi: il finanziamento delle attività economiche attraverso i proventi dei delitti.


 


§ 2. Il comma 2 dell'art. 416bis aumenta la pena prevista per chi fa parte di un'associazione di tipo mafioso per il fatto di promuoverla, dirigerla od organizzarla, alla reclusione da quattro a nove anni. Ciò deriva dall'art. 112 n. 2 che prevede come aggravante appunto tale posizione soggettiva.


Analizziamo i tre momenti:


1)      la promozione dell'associazione; che cosa intendiamo per promozione? Pare che il vincolo di omertà eviti appunto la promozione dell'associazione di tipo mafioso, quindi dovremo spostare l'obbiettivo di tale promozione all'interno, ma perché si dovrebbe promuovere un'associazione fra chi ne fa già parte per vincolo di sangue? Rispondiamo che tale momento è molto raro nel soggetto mafioso, anzi è quasi nullo;


2)      la direzione dell'associazione; ecco il punto in cui si inseriscono coloro che, nel capitolo riguardante l'elemento soggettivo, abbiamo chiamato "boss". In base alle dichiarazioni del pentito Tommaso Buscetta, e alle conferme degli altri, abbiamo scoperto che Cosa Nostra è diretta da un vertice regionale detto "cupola", composto dai rappresentanti delle province siciliane, e dai capi mandamento palermitani; il capo di tale "commissione" è Salvatore Riina, ed è lui che ha diretto e deciso tutti gli omicidi e tutti i delitti compiuti dalla mafia, è lui che dirige le attività economiche in mano a Cosa Nostra, smistando i capitali illeciti per renderli leciti. Chi dirige l'associazione di tipo mafioso è colpito da tale aggravante, certo, ma soprattutto da quella di essere mandante, e a volte esecutore, di omicidi e delitti, quindi è punito soprattutto per questi. Come abbiamo già detto il delitto di omicidio è punito con la pena dell'ergastolo se compiuto all'interno di un'associazione per delinquere;


3)      l'organizzazione: vale lo stesso discorso precedente, chi dirige è anche colui che organizza, poiché lo schema verticistico fa riunire direzione ed organizzazione sotto lo stesso nucleo di persone. La pena è aumentata di un terzo sia nel minimo che nel massimo.


Nella struttura mafiosa scoprire chi sono i capi è molto difficile, ancora di più individuarli. Salvatore Riina è stato latitante per decenni, Benedetto Santapaola lo è ancora, è grazie a rivelazioni di pentiti che sono stati scoperti i luoghi ove si nascondevano e dove giravano tranquilli.
I capi sono puniti con pene maggiori proprio perché responsabili di uomini che compiono delitti, perché soggetti che all'interno della loro associazione sono rispettati proprio per questa efferata capacità di delinquere, prima direttamente poi per mandato, che li rende ancora più pericolosi del semplice esecutore, menti raffinate, quali solo quelle della "cupola" potevano decidere con precisione gli omicidi di Falcone e Borsellino, raggiungendo una perfezione che solo il loro potere poteva richiedere ad altri uomini. In essi sono raggruppati i vertici delle piramidi della droga, del denaro sporco e di tutti gli altri delitti a loro riconducibili. Per regolamente un omicidio non può essere compiuto senza consenso del capo del territorio in cui deve essere compiuto. Ciò rappresenta un potere particolare, poiché da un omicidio possono derivare problemi per la sussistenza dello stesso capo in quel territorio, quindi la mancanza del consenso è anche un segnale di sfiducia.


I boss, quindi, possiedono quella capacità organizzativa e direttiva che manda avanti l'associazione di tipo mafioso, senza di essi la mafia sarebbe una mera associazione orizzontale non coordinata e quindi più facilmente eliminabile. Senza dei capi l'uomo d'onore agirebbe per conto suo, senza rispetto per l'altro uomo d'onore; ci sarebbe perenne guerra all'interno, il boss raccoglie in sé tutto il rispetto e il carisma necessario per comandare degli uomini pronti a tutto. Maggiore è la loro colpa, quindi maggiore è la loro pena.


 


§ 2. Seconda aggravante specifica, indicata dai commi 4 e 5 dell'art. 416bis, è "la disponibilità, per il conseguimento delle finalità dell'associazione, di armi o materie esplodenti, anche se occultate o tenute in luogo di deposito". In tal caso si parla di associazione armata, punita, se il soggetto è solo partecipante, con la reclusione da quattro a dieci anni, se il soggetto è promotore, direttore o organizzato dell'associazione, con la reclusione da cinque a quindici anni.


La presenza delle armi, o la sua disponibilità, configura comunque una serie di reati, ricadenti negli artt. 695-704 c.p., che vanno dalla semplice detenzione illegale al suo uso illegittimo ecc.


Le armi, nell'associazione mafiosa e in tutte le associazioni per delinquere, sono la componente essenziale con cui si assolve alla commissione di delitti. Ormai tutte le associazioni mafiose sono armate, anzi, sono molto meglio armate di coloro che le contrastano; si parla, negli ultimi tempi, del fatto gravissimo sia entrata in possesso di un paio di bombe atomiche, sparite dal Kazakhstan a causa della scissione dell'URSS.


Andiamo per gradi.


Nella vecchia mafia, la componente "armi" era di solito legata alla famosa "lupara", cioè il fucile a canne mozze, usato dai contadini siciliani per cacciare o per altre cose. Tralaltro la legge italiana non prevedeva grosse sanzioni per la detenzione di armi, comunque considerate da caccia.


Pian piano, grazie anche alla guerra, si è venuti in possesso di armi come le mitragliatrici Sten, inglesi[1], abbandonate nella risalita degli Alleati verso Roma, molti altri sono stati gli effetti, per la mafia, di questa venuta.


Fino agli anni '60 il porto d'armi era maggiormente consentito, quindi la fattispecie delittuosa di detenzione illecita di armi era meno riscontrata. L'armera della mafia aumentò con mitragliette, pistole, fucili automatici, bombe a mano ecc..


Successivamente, grazie anche alle leggi contro il terrorismo, le armi e la loro detenzione diventarono quasi completamente illegali per i civili, perciò la mafia entrò anche in questo campo di delinquenza, facendo proliferare il commercio illegale di armi, tra cui ricordiamo quelle israeliane, tipo l'UZI (tremenda pistola mitragliatrice).


Negli anni '80, le guerre nei Paesi vicini, la maggiore dotazione di denaro della mafia, ricordiamo che in tale decennio si afferma il clan dei "corleonesi", e la sua maggiore spietatezza, portano a far rilevare nella coscienza pubblica che la mafia colpisce mortalmente e senza scrupolo, usando armi come i mitragliatori AK 47, meglio noti come fucili Kalashnikov (di origine sovietica), più potenti di quelle date agli stessi Carabinieri.


Oggi, dopo che la mafia ha fatto capire di poter eliminare anche i più protetti uomini dello Stato, in maniera apocalittica, essa punta alla maggiore arma distruttiva che l'uomo abbia mai creato, la bomba atomica. E con essa sorge un grave problema: corriamo il rischio di essere ricattati, potrebbero chiederci tutte le ricchezze del mondo in cambio dell'assicurazione di non far esplodere la bomba. Certo devono considerare che così distruggerebbero essi stessi e la loro capacità di godere quei soldi. Non penso, e spero, che la mafia arriverà a tale punto, forse potrebbero inserirsi in un discorso di commercializzazione con i Paesi non nucleari, si arricchirebbero più facilmente e con minor rischio.


Nel frattempo molte armi arriva dall'ex-Jugoslavia, ormai da due anni in guerra civile, e vengono rivendute alle piccole associazioni delinquenziali, oppure vengono scambiate con droga dalla Colombia.[2]


 


Tornando al campo giuridico, il fatto di poter disporre di armi è, forse, oggi, l'unico strumento di intimidazione presente nella associazione di tipo mafioso, è comunque più forte del semplice rispetto, in quanto, comunque, tutto si risolve con l'uso delle armi. Colpire la componente armata è, quindi, una componente rilevante nella lotta contro la mafia, bisogna però che tale colpo sia reale e completo, bloccando l'importazione clandestina, bloccandone addirittura la produzione, o limitandola alle armi da dare in dotazione alle Forze Armate. E' molto difficile raggiungere tale scopo, oltre che per la difficoltà di sequestrare tutte le armi, anche per la presenza di forti lobby a favore delle armi. Si porta ad esempio gli Stati Uniti dove, fino a poco tempo fa, l'acquisto delle armi era consentito a chiunque fosse maggiorenne, senza bisogno di riconoscimento o registrazione. Noi in Italia abbiamo una severa legge contro le armi, però in tal modo si colpiscono i poveri cittadini che, onestamente, richiedono un porto d'armi per difendersi dalle insidie di delinquenti che certo non pensano a farlo, e che poi rischiano di essere pure puniti, mentre il delinquente la fa franca.


Si favorisce così la sostanzialità del "diritto penale" della mafia, sostanzialità che può costringere un onesto a diventare delinquente o per difendersi con gli stessi mezzi della mafia, o per entrarvi e diventare anch'egli un potente.


 


§ 3. La terza aggravante è prevista dal sesto comma che così stabilisce:


 

Se le attività economiche di cui gli associati

Intendono assumere o mantenere il controllo

Sono finanziate in tutto o in parte

Con il prezzo, il prodotto o il profitto di delitti,

le pene stabilite nei commi precedenti

sono aumentate da un terzo alla metà.

 


Con tale aggravante si intende colpire il cd. "riciclaggio[3]", di cui abbiamo parlato al capitolo quinti. Riciclaggio che avviene appunto attraverso l'utilizzo del prezzo, prodotto o profitto di delitti, per finanziare le attività economiche controllate dagli associati. L'oggetto di tale aggravante è molto importante ai fini di porre un efficace ostacolo allo sviluppo della mafia "imprenditrice"[4]. Va però ricordato che molto difficile è risalire all'origine del danaro che, documentalmente, non lascia traccia del suo passaggio, bisognerebbe supporre che qualsiasi attività diretta da un mafioso è finanziata da attività illecite. Ma non possiamo essere certi che il mafioso diriga i suoi progetti su attività riconducibili direttamente a lui. Forte è stato l'uso di "prestanome" che erano messi a capo di imprese senza avere alcun potere effettivo. Qualcosa è stato fatto con il limitare la possibilità di trasferimenti per contanti a venti milioni di lire. Ma questione che deve essere risolta è quella del segreto bancario. Molti sono, ancora, i cd. "paradisi fiscali", dove è possibile eliminare qualsiasi traccia, oltre che evitare di pagare tasse. In questo campo si sta operando, da parte dei giudici italiani, nel senso di far togliere il segreto, perlomeno in Svizzera, ove sono depositati migliaia di miliardi di cui non si può sapere la provenienza.


In presenza di un totale coordinamento mondiale delle informazioni bancarie, che preveda un'assoluta mancanza di segreti, la mafia sarebbe costretta a rivedere la destinazione dei suoi proventi illeciti che ormai raggiungono i mille miliardi di dollari in tutto il mondo (vedi il cap. V)[5].


Si potrebbe anche dire che si ridurrebbe il delitto ad essere fine a se stesso. Ma non esageriamo, in quanto non verrebbe mai interdetto il reinvestimento del profitto di piccoli delitti o, comunque, il reinvestimento in attività illecite non controllate dallo Stato, esempio l'acquisto di armi.


 


 


 


 


 


 

[1] Leggiamo che il boss Luciano Liggio, ai tempi in cui era "picciotto de ficatu", entrò in possesso di una STEN, di cui era altamente orgoglioso.
[2] Anticipiamo qui un brano del Rapporto di Leonid Fituni, direttore del Centro per gli Studi Strategici e Globali dell'Accademia delle Scienze di Mosca, riguardante il crimine nei Paesi dell'ex blocco sovietico e particolarmente il traffico di armi:
"Naturalmente, il settore principale dell'attività illegale che coinvolge appartenenti alle forze armate è la vendita di armi. I traffici si svolgono con due tipi di modalità: una è, tout cort, la vendita illegale di armi; l'altra consiste in una sorta di vendite "semilegali", realizzate attraverso la mediazione di militari. Esiste poi un altro genere di attività estremamente pericolosa: l'esportazione illegale di armi strategiche a carattere offensivo e componenti delle stesse. Mentre il commercio illegale di armi strategiche è sotto il controllo di bande caucasiche, l'esportazione di componenti offensivi investe gli interessi di mafie che hanno basi operative a Mosca e nelle capitali baltiche. E' stato registrato anche un certo numero di presunti casi non legati ad attività mafiose: furti "minori" di componenti d'arma ad opera di singoli individui che, stando a quanto ha riportato il Ministero degli Interni, hanno agito in modo autonomo. Tuttavia il grosso del bottino non proviene dalla parte totalmente illegale dell'affare, ma dalle attività di frodo e di copertura dei commercianti ufficiali di armamenti operate da militari. Questo commercio, per così dire, "semilegale" è controllato dalle mafie che hanno sede a Mosca e New York e di cui fanno parte ufficiali in carica e "maghi" della finanza, che hanno lasciato l'ex Unione Sovietica dopo aver avviato sostanziosi affari all'estero. Prima del crollo dell'URSS, quasi tutte le armi del Paese erano nelle mani dell'esercito e del KGB. Non esisteva un mercato privato. Facevano eccezione le armi leggere possedute dalle bande criminali e le armi del Ministero degli Interni, che comprendevano veicoli per il trasporto truppe corazzate. L'aumento di disponibilità di armi è in parte l'esito naturale della caduta del comunismo. Gli armamenti, come tutte le altre merci, sono entrati a far parte di un mercato selvaggio dove non vige nessuna restrizione. In Russia e nelle altre Repubbliche, si sono così aggiunti nell'elelnco degli scambi commerciali sottomarini, carri armati e caccia. Nella CSI, il capitalismo selvaggio che si è instaurato appare pericolosamente privo di quella sorveglianza e di quei vincoli che esistono in Occidente. Il risultato è che quasi tutto può essere acquistato; quando c'è un mercato, ci sarà un venditore, tutto ha un prezzo. Il risultato è che quasi tutto può essere acquistato; quando c'è un mercato, ci sarà un venditore, tutto ha un prezzo, compresi i componenti radioattivi per le armi nucleari, come hanno sottolineato recentemente la polizia russa e quella tedesca… Le armi vengono vendute praticamente a qualsiasi contraente interessato in qualsiasi parte del mondo."

[3] Per FALCONE: "Traffico di droga uguale riciclaggio. E' impensabile che i profitti derivati dal commercio di stupefacenti giungano ai beneficiari per vie legali… Poiché le manovre finanziarie necessarie per riciclare il danaro sporco non possono venire effettuate integralmente dalle organizzazioni interessate il compito è affidato ad esperti della finanza internazionale, i c.d. "colletti bianchi", che si pongono al servizio della criminalità organizzata per trasferire capitali di origine illecita verso Paesi più ospitali, i ben noti "paradisi fiscali". E' sempre difficile individuare le tracce di operazioni del genere. Il riciclaggio – che consiste in operazioni dirette a ripulire la ricchezza dalla sua origine illegale – per essere combattuto efficacemente richiederebbe armoniche legislazioni internazionali e una seria collaborazione tra gli Stati interessati… Un'indagine del genere esige una conoscenza avanzata delle tecniche bancarie da parte del magistrato, un'ampia collaborazione tra governi di diversi Paesi e anni di lavoro"

[4] Definizione data dal grande "mafiologo" Pino Arlacchi nel titolo di un suo famoso libro.
[5] Inseriamo qui un brano della Relazione annuale 1993 della Commissione Parlamentare Antimafia riguardante appunto il riciclaggio:
                "La questione oggi più importante per l'efficace prosecuzione della lotta al crimine organizzato tanto sul piano internazionale quanto sul piano interno è costituita dal riciclaggio; infatti le attività criminali più pericolose, come il traffico di stupefacenti e di armi, sono ispirate da una logica di guadagno e, poiché i guadagni sono colossali, il riciclaggio diventa indispensabile per farne scomparire le origini criminali. Non è esagerato sostenere che la lotta dura al riciclaggio è il modo più efficace per combattere contro il traffico di stupefacenti ed il traffico di armi. I collaboratori della giustizia più importanti ammettono concordemente che per le organizzazioni mafiose il danno maggiore è costituito dalla confisca delle ricchezze più che dalla privazione della libertà… Non tutti i Paesi sembrano aver compreso: a) che il danaro sporco caccia il danaro pulito perché è privo dei costi tipici dell'accumulazione finanziaria legale (tasse, interessi, contributi sociali per i dipendenti, salari); b) che l'imprenditore mafioso scaccia dal mercato l'imprenditore onesto perché produce la stessa merce a costi inferiori in quanto è privo dell'assillo del costo bancario del danaro; c) che dopo i miliardi sporchi arrivano i padroni di quei soldi, con le loro armi, i loro traffici, la loro droga. La ratifica del trattato di Strasburgo contro il riciclaggio costituirà il banco di prova della volontà dei partner europei di battersi con decisione contro le organizzazioni mafiose."

L’associazione di tipo mafioso – Capitolo Sestoultima modifica: 2005-09-15T13:36:40+02:00da proc.antimafia
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