L’associazione di tipo mafioso – Capitolo Quinto

CAPITOLO QUINTO

 

Lo scopo dell'associazione di tipo mafioso.

 


 


§ 1. Il terzo comma dell'art. 416bis, oltre a stabilire gli elementi oggettivi del reato, definisce anche gli scopi. Tali sono:
1)      la commissione di delitti;


2)      l'acquisizione diretta o indiretta della gestione o del controllo di attività economiche;


3)      l'acquisizione diretta o indiretta di appalti, concessioni, autorizzazioni e servizi pubblici;


4)      la realizzazione di profitti o vantaggi ingiusti per sé o per altri;


5)      l'impedimento al libero esercizio del voto;


6)      il procurare voti per sé o per altri in occasione di consultazione elettorali.


 


§ 2. IL primo scopo, forse essenziale ed originario, è la commissione di delitti. Da un punto di vista sostanziale dobbiamo rilevare che questo è per lo più un mezzo per il mantenimento di quel codice d'onore che è alla base della mafia, certamente, però, il diritto penale, non ammettendo altra norma contraria ad esso, nel suo stesso ambito territoriale di applicazione, non può porre il suo obiettivo così avanti, in modo da prevedere la commissione di delitti come un semplice mezzo, ma deve soltanto limitarsi ad evidenziarlo come il fine della stessa associazione. Quindi esso è, in primis, la commissione di delitti. Primo fra tutti l'omicidio, mezzo a forte componente deterrente, ed assolutamente eliminante della componente "negativa" all'interno dell'associazione mafiosa. Storicamente l'utilizzo della forza personali nel regolamento dei rapporti interpersonali, in particolare delle liti, è stato consentito soltanto fino all'epoca arcaica romana, che già senti il bisogno di porre un arbitro a tutela di quell'interesse pubblicamente rilevante alla sopravvivenza del genus umano, che certamente non era presente quando, ad esempio con la legge del taglione, si consentiva di uccidere, senza processo, chiunque fosse stato scoperto in flagranza di furto. Dal sorgere delle legis actiones il delitto a scopo di giustizia personale è stato vietato, essendo consentito soltanto dopo un giudizio pubblico. Col corso degli anni si è giunti fino alla situazione odierna in cui l'omicidio è previsto  esclusivamente come delitto penalmente rilevante e non più, salvo che in tempo di guerra, come sanzione massima. Tutto ciò, però, da molti è visto come un rammollimento della forza coercitiva del potere giudiziario, che tende invece e garantire la possibilità di recupero del delinquente, in quanto il livello di tutela dell'essere umano si è ormai spostato dal semplice elemento materiale, cioè impedire la sua uccisione arbitraria, a quello psicologico, cioè consentire, appunto, il reinserimento del delinquente attraverso una sua rieducazione morale all'interno di strutture sì punitive, ma essenzialmente correttive della psiche del soggetto delinquente. La mafia affronta con due diverse posizioni tale concetto garantista. La prima è quella di non sentirsi tutelata al suo esterno da un sistema giuridico così "libertino"[1], considerando appunto molto più coercitivo il suo, che non conosce la rieducazione del condannato, ma soltanto la sua eliminazione[2], e quindi in sostanza applicante una forma piuttosto antica di tutela del suo codice, non ponendo in essere quella forma moderna di tutela essenzialmente tesa al recupero comunque dell'uomo, ma ponendo in essere, invece, la ben più restrittiva forma di tutela attraverso due elementi: l'eliminazione dell'esistente pericolo alla vita societaria "mafiosa" presente nel soggetto che si è ribellato al codice d'onore, e l'esempio da portare agli altri adepti, che vengono così intimoriti nel loro agire cosciente, e negli esterni che si pongono in maniera differente nei confronti di chi gli ha dimostrato di avere una forza essenzialmente più "distruttiva" che quella dello Stato nell'applicazione delle sue regole. La seconda è quella, esistente comunque fino a poco tempo fa, di sentirsi garantiti, dalla stessa struttura quasi impunitiva, del nostro sistema prima giudiziario, poi, in ultima possibilità, carcerario. I mafiosi, infatti sanno, per la stessa struttura della loro associazione, basata su quel vincolo di omertà e su quella assoluta mancanza di prove documentali, che molto difficile resteranno puniti, e che comunque i loro capi li difenderanno, grazie ai poteri dell'amicizia all'interno del sistema giudiziario. E, comunque, se per caso finissero in carcere lo sono o per il semplice delitto commesso, e quindi, in sostanza, non per associazione mafiosa, che rimane comunque tutelata, oppure in maniera tale da consentirgli di continuare a dirigere le loro operazioni delinquenziali, grazie alla libertà del sistema carcerario. Tutto ciò ha subito un duro colpo con la segregazione dei boss mafiosi nel carcere di Pianosa, che non consente il contatto con l'esterno.


Tornando all'omicidio, diciamo inoltre che esso non riveste più, soltanto, quel semplice carattere di omicidio d'onore, ma assume oggi il ben più grave scopo di eliminare quegli elementi che coraggiosamente affrontano la lotta contro la mafia, utilizzando gli strumenti che la legge gli dà, quindi anche combattendo con una specie di arma meno potente di quella mafiosa, poiché questa uccide, ma certo ben più sofisticata, almeno nella sua componente formale di origine. Tali sono gli omicidi eccellenti tra cui due delle persone a cui è dedicata quest'opera, la cui morte ha segnato il culmine del potere della mafia, ma allo stesso tempo ha scatenato la risposta dello Stato, che ha compreso quali erano i mezzi da usare per tutelare il cittadino dalla mafia, e che ha inteso che il virus di questa si era annidato profondamente in alcuni elementi politici, purtroppo giunti ai vertici, e che garantivano alla mafia stessa l'impunità di cui prima.


Gli altri delitti sono tutti quelli previste dal codice penale assumenti lo scopo di intimidire la pubblica opinione, al fine di dimostrare che i più forti sono i mafiosi, e non lo Stato, essi rivestono i più ampi campi dalla strage, al commercio di armi, al commercio di droga, alla falsificazione delle monete e banconote, alla frode, ed ultimamente anche all'incendio doloso, allo scopo di impegnare le forze dello Stato in altri campi, e comunque di diminuire la credibilità dello stesso.


Desidero spendere qualche parola sia sul commercio di armi che su quello di droga.


Il primo, previsto specificamente dai commi 4 e 5 dell'art. 416bis come aggravante, è una delle fonti essenziali di finanziamento dell'organizzazione mafiosa, non prevista però come fine della stessa dall'art.416bis, da ricomprendere quindi nella ampia categoria di cui ci stiamo ora occupando. L'attuale presenza nel campo mondiale di diversi focolai di guerra pone il commercio delle armi come una realtà importante dal punto di vista del boss mafioso che vuole finanziarsi attraverso di essa. Infatti essa opera in due sensi, il primo è quello del rifornirsi di armi attraverso le vie clandestine, il secondo è quello di vendere le stesse armi ad altri Paesi, incrementando così i propri capitali. Il commercio di armi è considerato come una contravvenzione dall'art. 695 c.p.[3]. Ciò per quanto riguarda la mera commercializzazione di armi comuni. Ma, purtroppo, la mafia, nei suoi collegamenti internazionali, arriva persino a commercializzare armamenti da guerra, fino, addirittura, allo stesso uranio o plutonio per la costituzione di armi atomiche[4]. Ciò, certamente, costituisce un più grave reato, oltre al fatto di essere compiuto all'interno di un'associazione organizzata a tale scopo, oltre che ad altri. Approfondiremo il discorso sia nella parte dedicata alla normativa vigente, sia in quella delle aggravanti specifiche (capitolo successivo).


Il commercio di droga è stato ciò che ha portato la mafia ad un livello superiore di delinquenza, e l'ha portata a modificare sostanzialmente quel codice d'onore, che ora è diventato essenzialmente un codice che tutela la ricchezza del mafioso, in modo tale da eliminare tutte quelle forme di rispetto nei confronti della donna e dei bambini, ad esempio, che prevedevano che questi non potessero essere uccisi, inoltre ha allargato la coscienza mafiosa a tutto il mondo, seguendo il fenomeno della droga nella sua evoluzione da mero vizio di ricchi, a piaga sociale dei giovani, con tutta la serie di tremendi delitti che ad essa conseguono. La droga, che è importata dalla Colombia e dall'oriente, con il suo giro di affari, valutato in centinaia di miliardi di dollari, ha arricchito le tasche dei mafiosi, portanto in mano loro il potere non solo e non più della lupara, ma anche della corruzione e del denaro, che compra tutto ciò che è possibile, a volte anche l'onestà della persona. In quasi tutto il mondo la droga, infatti, è legalmente proibita, spesso anche nel semplice consumo personale, altre volte solo nelle sue manifestazioni esteriori, e ciò se porta ad un iniziale aumento degli arresti, porta ad aumentare i profitti a lungo termine della mafia, che inizialmente aumenta i prezzi, poi consente, attraverso offerte "promozionali" il consumo ad un ben più ampio bacino di persone. Inoltre tale proibizione porta a tutte le conseguenze della clandestinità ed onerosità, cioè la diffusione di più gravi malattie (soprattutto AIDS) e il compimento di gravi delitti (omicidi) a anche di piccolissimi delitti (scippo) che minano l'esistenza sociale a causa di un approvvigionamento che giuridicamente è lasciato libero nelle mani del drogato, che attua tutte le forme possibili di accaparramento del danaro per la dose. A mio modesto parere sarebbe necessaria una liberalizzazione completa della droga, nel suo uso e nel suo commercio, non nella sua produzione in modo tale da consentire che il drogato, possa rivolgersi alle farmacie per approviggionarsi a costi ridotti, senza correre così il rischio di ammalarsi  e senza costringere lo stesso a commettere delitti.[5] Inoltre bisognerebbe comunque porre un freno alla produzione, inizialmente, bloccando anche le importazioni, ed utilizzando il materiale sequestrato non per fare un bel falò, ma per venderlo ai drogati a costo quasi nullo. In tal modo la mafia vedrebbe scomparire una delle principali fonti del suo capitale, e diverrebbe più vulnerabile sugli altri fronti, su cui si dovrebbe colpire immediatamente. Precisiamo che giuridicamente lo spaccio di sostanza stupefacenti è trattato con un testo unico, quale il D.P.R. 9 ottobre 1990 n. 309, che all'art. 74 prevede la costituzione di associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti o psicotrope, senza però fare riferimento all'associazione mafiosa.


 


§ 2. Passiamo ora al secondo degli scopi dell'associazione di tipo mafioso, secondo l'art. 416bis. Esso è definito come l'acquisizione in modo diretto o indiretto della gestione o comunque del controllo di attività economiche. Abbiamo distinto tale punto da quello relativo alle concessioni, autorizzazioni, appalti e servizi pubblici, poiché specificazione di questo. La gestione di attività economiche, di per se non è attività illecita, anzi è uno dei fondamenti dell'attività civile e della libertà di impresa riconosciuta dal comma 1 dell'art.41 della Costituzione[6], ma diventa illecita in base a due momenti: il primo è riconosciuto nello stesso comma 3 dell'art. 416bis, che contempera la costituzione di attività economiche, sia anch'essa diretta o indiretta (vedi prestanome), in una specifica realtà associativa quale è quella mafiosa, come fatto di per sé costituente scopo del reato, quindi caratteristica che, unita agli elementi oggettivi della forza di intimidazione del vincolo associativo e alla condizione di assoggettamento e di omertà che ne deriva, può da sola costituire la stessa fattispecie. Meglio ancora possiamo dire che la gestione di attività economiche da parte di un insieme di persone unite da tali vincoli, è di per sé costituente un'associazione mafiosa. Secondo momento, successivo al primo, è definito dal comma V dell'articolo in esame. In esso si definisce un aggravante specifica nel fatto che le società di cui si mantiene la gestione siano finanziate attraverso le attività illecite compiute, quindi non siano altro che delle società di riciclaggio del denaro sporco[7]. Tale definizione è stata importante poiché così si è riconosciuto penalmente rilevante un fatto precedentemente tutelato attraverso la primaria libertà di associazione, e quindi, appunto, la pulizia che avveniva nel momento in cui i boss venivano a contatto con i soldi gestiti dai loro subordinati, attraverso il passaggio di questi soldi a società esternamente pulite, ma in realtà finanziate da capitali illeciti. Ripetendo, il riconoscere che possano esistere società esternamente lecite, ma che abbiano come scopo la gestione e il riciclaggio di capitali provenienti da attività illecite, tra l'altro riconosciute nello stesso comma 3 dell'art.416bis tra le attività precipue dell'associazione mafiosa, ha reso allo Stato un'altra arma, precedentemente inesistente, per combattere uno dei mezzi con cui la mafia cercava di insinuarsi nel mondo imprenditoriale per minare le attività economiche dei componenti dello Stato stesso. Del resto tra le pene accessorie è prevista appunto la confisca dei beni provenienti dalle attività illecite, confisca che è essenziale per bloccare proprio alla fonte la possibilità di reinvestirle in attività lecite, lasciando scomparire le origini delittuose o contravventive delle stesse somme.


Ricapitolando diciamo che il comma 3 dell'art. 416bis riconosce un importante momento nell'ambito dell'attività mafiosa, cioè il riciclaggio del danaro sporco, grazie anche al comma 5, in attività imprenditoriali costituite e gestite ad hoc per tale scopo. E punisce con pena aggravata (da un terzo alla metà) i componenti dell'associazione mafiosa che tale scopo ha perseguito.


 


§ 3. Successivo scopo dell'associazione mafiosa è l'acquisizione di concessioni, di autorizzazioni, appalti e servizi pubblici. Ecco una delle più importanti attività di infiltrazione mafiosa all'interno dello Stato. Andiamo per ordine, l'acquisizione di concessioni, di regola edilizie, è attività speculativa tesa all'accaparramento di capitali mediante un primo momento in cui la mafia o chi per lei, compie degli atti tesi a prospettare la convenienza di una propria azienda rispetto alle altre, nella costruzione di un immobile per conto privato, in tal modo la mafia gestisce in maniera incontrollata dallo Stato, la costruzione, appunto, di unità immobiliari che in realtà non dovevano essere costruite. Ciò avviene attraverso la presenza di un elemento della stessa associazione all'interno dell'organizzazione statale periferica che dà le concessioni edilizie, e che agisce in maniera tale da corrompere i suoi superiori o inferiori diretti per ottenere tali vantaggi, se non addirittura giunge alla situazione di poterle dare lui stesso, in quanto inserito esattamente nel punto giusto. Infatti molto spesso la mafia agisce grazie a conoscenze politiche, che, in base alla logica sinallagmatica per cui io faccio un favore a te tu ne fai uno a me, avendo ottenuto tale elezione per agire della stessa mafia, e per questo fatto vedi dopo, restituisce tale favore sistemando gli uomini dalla mafia indicati nei posti cruciali per la gestione del potere amministrativo nell'ambito di interesse della mafia stessa. Quindi la cessione di attività edilizie, attività di interesse pubblico, ma normalmente cedute ai privati sotto accurato controllo, alle imprese mafiose, attraverso l'agire di persone della stessa associazione, poste da politici eletti con i voti della mafia, in realtà ricopre un interesse privato, quale è quello di remunerare tutto questo circolo in maniera congrua, e non quello di fornire alle persone le case di cui hanno bisogno, con le garanzie richieste dalla legge.


Stesso discorso si pone per la cessione di appalti, su questi la mafia ha mangiato in maniera abnorme, poiché metteva comunque in atto il meccanismo di cui sopra, con una ragione di interesse in più, cioè che lo Stato metteva disposizione grosse quantità di danaro, su cui si poteva abbondantemente speculare. Infatti tipica casistica si ha quando l'impresa concorrente, ponendo un prezzo molto basso, riesce ad ottenere l'appalto, poi, mediante i subappalti, attua diverse situazioni: la prima è quella di aumentare enormemente il prezzo, grazie alla possibilità di ritoccare i prezzi in funzione dell'aumento del costo, la seconda è quella di allungare enormemente i tempi di costruzione e di cessione del bene oggetto dell'appalto, in quanto di solito tali imprese, molto spesso esistenti solo ad hoc, spariscono nel giro di poco tempo, e addio ai capitali. Attualmente si riesce a contenere tale grave fenomeno ponendo il divieto di subappalto, quindi spostando l'agire della mafia da un qualcosa di legale a una fattispecie illegale, e ponendo l'obbligo della certificazione antimafia sulla società che riceve l'appalto[8].


Per la cessione di autorizzazione o di servizi pubblici, diciamo che manca la componente edilizia, specifica del genere di appalti su cui la mafia opera, e si passa a quella di gestione di attività paravento, per cui sono richieste le autorizzazioni al pubblico esercizio, che nascondono in realtà, ben più gravi intenzioni del titolare, quali lo spaccio e la detenzione di stupefacenti, lo sfruttamento della prostituzione ed altre fattispecie delittuose, o che sono semplicemente ritrovo di mafiosi, e che quindi possono anche evidenziare la presenza del reato di assistenza negli associati di cui all'art.418 c.p..


 


§4. La realizzazione di profitti o vantaggi ingiusti per sé o per altri, è in effetti lo scopo dell'associazione mafiosa, a cui i precedenti ed il successivo (impedire od ostacolare il libero esercizio del voto a sé o ad altri in occasione di consultazioni elettorali) svolgono la funzione di mezzi.


Inizialmente la mafia sorse per difesa del codice d'onore di cui abbiamo parlato precedentemente, e soprattutto per tale motivo, non essendo così forte il bisogno dell'accumulazione di capitali per la sussistenza dei mafiosi. In seguito, molto prima in America che in Italia, è sopravvenuto il bisogno, di stampo consumistico, di accumulare capitali e ricchezze sia per godere di agi e lussi che gli uomini onesti non possono permettersi, sia per pagare gli uomini e i mezzi con cui attuare le loro attività. Oggi giorno, come individuato da Falcone, il giro di affari solo in Italia si aggira sui centomila miliardi di lire, e la mafia è la quindicesima potenza mondiale in fatto di ricchezza, potenza mondiale che applica il proprio "diritto" molto più violentemente delle potenze mondiali organizzate civilmente.


Attraverso i mezzi che abbiamo detto, la mafia viene in possesso di capitali puliti, "riciclati" attraverso le imprese che gestisce, ma la loro origine è appunto ingiusta. Poiché derivano da atti illeciti sia direttamente (v. commissione di delitti) che indirettamente (v. gestione di appalti), e quindi sono punibili anche se mascherati.


I termini "per sé o per altri" individuano non un approvvigionamento esterno alla mia associazione, ma quel rapporto di subordinazione per cui esistono persone che lavorano per far guadagnare i propri capi, vedi prestanome ecc..


L'accumulazione di capitali consente all'"uomo d'onore" di fare una vita agiata e anche di essere rispettato. Ma ha causato un'evoluzione radicale nella moralità mafiosa. Col sorgere della famiglia dei Corleonesi la mafia ha perso l'onore, è diventata una associazione senza scrupoli tesa al guadagno continuo di enormi capitali addirittura entrando nel mondo della prostituzione, del gioco d'azzardo e della droga, che per i Siciliani erano dei tabù, o comunque delle realtà indesiderabili da coltivare in privato. Ma allo stesso tempo ha portato la mafia a sviluppare il lato di apparente liceità, penetrando nelle attività economiche nazionali, e minandone, grazie alle enormi somme di capitali illeciti, la stessa esistenza. Oggi possiamo parlare di una mafia finanziaria che è capace di far crollare il prezzo della lira, o di far fallire un'azienda onesta.


 


§ 5. L'impedimento al libero esercizio del voto è strettamente collegato al successivo, cioè al procurare voti a sé o ad altri in occasione di consultazioni elettorali. Analizziamoli insieme.


La mafia cerca di ottenere i propri guadagni nella via più semplice, e non si fa certo scrupolo di utilizzare per esso gli strumenti politici, che possono adeguare le leggi agli scopi mafiosi. Ora per percorrere tale via sono possibili due scelte: la prima è quella indiretta, cioè la corruzione di politici estranei, ma deboli e corruttibili. Tale scelta è seguita spesso con politici non siciliani. La seconda scelta è quella, ben più sicura, di far eleggere negli organi politici ed amministrativi persone di fiducia o addirittura "uomini d'onore". E' quello che falsamente è chiamato terzo livello. Casi emblematici sono Vito Ciancimino e Salvo Lima. Il primo era il sindaco di Palermo, eletto grazie a voti mafiosi e che ha messo in atto il "sacco" di Palermo, cioè la distruzione di gran parte del centro storico per costruire palazzine popolari a favore di industrie mafiose, grazie ai capitali provenienti dallo Stato per la ricostruzione siciliana. Ciancimino è attualmente in carcere. L'Onorevole Salvo Lima era un "pezzo grosso" tra gli "uomini d'onore" ma che si interessava di politica, eletto deputato egli ha avuto la funzione essenziale di collegare i Corleonesi al Parlamento. Secondo le testimonianze di Tommaso Buscetta lui era il collegamento fra la mafia siciliana e l'on. Andreotti (prendiamo con cautela tali notizie dalla richiesta di autorizzazione a procedere, concessa, emessa nei confronti dello stesso Andreotti, dalla Procura di Palermo, non più di Falcone, purtroppo, ma di Gian Carlo Caselli che ha ereditato questo grande impegno[9]), ed inoltre colui che assicurava la buona riuscita dei processi, buona nei confronti della mafia naturalmente, attraverso contatti con il giudice Carnevale, allora Presidente della Prima Sezione Penale della Corte di Cassazione, definito un giudice "abbordabile", forse il maggiore ostacolo al lavoro del pool antimafia. L'onorevole Salvo Lima è stato ucciso nel 1992, poiché non era riuscito ad assicurare l'assoluzione in Cassazione degli imputati del maxiprocesso istruito nel 1986 dai giudici Falcone, Borsellino ed altri, sotto la direzione del Dott. Antonino Caponnetto, istitutore del pool antimafia[10].


Quindi la mafia è entrata nella politica con la corruzione del voto. Questo è uno dei più vecchi mezzi mafiosi. Forse dovremo rifarci alla gattopardesca visione del Principe Tomasi di Lampedusa, alla letteratura siciliana, che a volte lascia trasparire questo legame con i politici, con l'amico di Roma, utile per tutto e a cui gli si dà il voto in concambio[11].


E' un momento molto difficile da analizzare e da svelare. Possiamo dire che in esso si evidenzia un rapporto sinallagmatico in cui la controprestazione è il voto. A mio parere questo è uno dei più gravi mezzi di perdita della propria libertà di cittadini, una libertà conquistata con anni di lotte. Non si è più liberi quando non si può scegliere chi deve rappresentarci nella vita politica a tutti i livelli. E vendere il voto per un posto di lavoro, o per un piccolo favore, o anche, per un po' di soldi, è lesione non solo di quel secondo comma dell'art. 48 della Costituzione (Il voto è libero, personale e segreto), ma del secondo comma dell'art. 1 perché in questo caso la sovranità, esercitata attraverso l'esercizio del voto, non è più del popolo inteso come insieme di libere coscienze in libero Stato, ma diventa sovranità di un'associazione delittuosa e che agisce solo per se stessa, ai danni dello Stato ed in contrapposizione ad esso.


Una particolare aggravante a tale reato è prevista dall'art. 416ter, introdotto con la L. 356 del 1992. Tale articolo recita:


 


"La pena stabilita dal primo comma dell'articolo 416bis

si applica anche a chi ottiene la promessa di voto

prevista dal terzo comma del medesimo articolo 416bis

in cambio della erogazione di danaro"

 


Quindi se lo scambio è effettuato tra denaro e voto è prevista la pena della reclusione da tre a sei anni. Dobbiamo dire che questa norma, a prima vista, riveste un carattere di emergenza e frammentarietà. Ci si chiede infatti come mai si viene ad estrapolare un reato, previsto come scopo di una fattispecie associativa, ed a punirlo con una pena uguale. Bisognerà allora intendere che tale reato è punibile anche al di fuori della fattispecie dell'associazione per delinquere, e di quella mafiosa in particolare.
Attualmente la realtà politica si è completamente spostata da quella precedente a tale legge. Già dalle elezioni del 5 aprile 1992 (in cui mi onoro di essere stato segretario di seggio) la politica italiana è stata sconvolta. Partiti come la Democrazia Cristiana e il Partito Socialista, che per anni e anni avevano governato più o meno associati con la mafia, sono crollati, diventando il primo un partito di mera maggioranza semplice, il secondo scomparendo dai primi cinque partiti. Grave è stato ed è il fenomeno della Lega, che tende ancora di più, inconsapevolmente, a far maturare la mafia nella coscienza meridionale, portandola ad alimentare la vena autonomista che già la caratterizzava al principio del secolo. Con le elezioni amministrative, oggi conclusesi, si è avuta la vittoria della sinistra, fortemente avversaria della mafia, oltre che comporta ora di uomini nuovi, e l'avanza della destra, secondo polo di quella forza di protesta del popolo, al 16% dell'elettorato, mentre il centro è scomparso, con una Democrazia Cristiana al 10% e un Partito Socialista all'1%. Ecco che la forza rinnovatrice è partita, il voto, quasi sicuramente, non è stato oggetto di scambio in queste ultime due elezioni. Spero sia in mala fede quello scrittore che ha gettato un rimore, che Leoluca Orlando, eletto col 75% dei voti al primo scrutinio sindaco di Palermo, abbia raccolto i voti della mafia. Spero anche che Leoluca Orlando, anche se colpevole di una grossa polemica col giudice Falcone, raccolga il senso di quella marcia dei centomila che sconvolse l'indifferenza palermitana dopo quel luglio del 1992, e che di questa forza raccolga la voglia di cambiare. Finalmente è iniziato quel processo sociale auspicato dal giudice Falcone, quel processo che pian piano porterà a creare la sicurezza nello Stato che è necessaria al siciliano onesto per dire basta al potere mafioso[12].


 


 


§ 6. Questi sono gli "scopi" dell'associazione mafiosa indicati dal terzo comma dell'art. 416bis. Ribadiamo che in realtà questi sono i mezzi per la realizzazione di profitti ingiusti come detto nel § 4, mezzi applicati con il metodo definito: "forza di intimidazione del vincolo associativo" e "condizione di assoggettamento e di omertà che ne deriva" di cui abbiamo parlato nel capitolo secondo. Mezzi che a volte sono ai limiti della liceità, come la gestione di attività imprenditoriali, e che hanno suscitato dubbi di legittimità, in quanto è difficile comprendere come degli imprenditori possano acquisire illecitamente delle attività economiche, mancando prove documentali. Uno strumento utilizzato oggi, per combattere tale infiltrazione, è la certificazione antimafia, prevista per tutte le imprese sia che sorgano sia che debbano partecipare all'assegnazione di appalti di servizi pubblici. Tale certificazione prevede che nell'impresa non ci sia nessun elemento, socio, amministratore o dipendente, che abbia subito condanne penali o abbia procedimenti penali in corso. Mezzi che di solito sono nell'illecito, come lo scambio di voti, sempre al di fuori della previsione dell'art. 416ter.


Aver individuato in un comma tutti gli scopi di una associazione di tipo mafioso è stato compito arduo, in quanto difficile è definire, per le ragioni appena dette, il limite in cui l'associazione svolge compiti illeciti. Vale ad esso il fatto che lo scopo è la realizzazione di profitti ingiusti? Vale ma non è sufficiente, il profitto è ingiusto perché ottenuto con mezzi ingiusti, quindi la palla ritorna indietro, rimbalza, e allora bisognerà porre la condizione che tali profitti sono realizzati attraverso l'esercizio di attività ottenute o costituite con la commissione di delitti, o con il denaro proveniente da questi, delitti che a loro volta devono essere commessi prima di tutto da un gruppo di persone, superiore a due, per costituire un'associazione per delinquere, e dopo con l'applicazione di quel metodo sopra definito che la caratterizza come associazione di tipo mafioso.


 


 

[1] Scettica è la posizione del giudice FALCONE quando dice: "Io credo nello Stato, e ritengo che sia proprio la mancanza di senso dello Stato, di Stato come valore interiorizzato, a generare quelle distorsioni presenti nell'animo siciliano: il dualismo tra società e Stato; il ripiegamento sulla famiglia, sul gruppo, sul clan, la ricerca di un alibi che permetta a ciascuno di vivere e lavorare in perfetta anomia, senza alcun riferimento a regole di vita collettiva. Che cosa se non il miscuglio di anomia e di violenza primitiva è all'origine della mafia? Quella mafia che essenzialmente, a pensarci bene, non è altro che espressione di un bisogno di ordine e quindi di Stato… Il mafioso è animato dallo stesso scetticismo sul genere umano. "Fratello ricordati che devi morire" ci insegna la Chiesa Cattolica. IL catechismo non scritto dei mafiosi suggerisce qualcosa di analogo: il rischio costante della morte, lo scarso valore attribuito alla vita altrui, ma anche alla propria, li costringono a vivere in stato di perenne allerta… Perché mai degli uomini come gli altri, alcuni dotati di autentiche qualità intellettuali, sono costretti ad inventarsi un'attività criminale per sopravvivere con dignità?"
[2] Dice FALCONE: "Perché Cosa Nostra è una società, una organizzazione, a modo suo, giuridica, il cui regolamento, per essere rispettato ed applicato, necessita di meccanismi effettivi di sanzioni. Dal momento che all'interno dello Stato mafia non esistono né tribunali né forze dell'ordine, è indispensabile che ciascuno dei suoi "cittadini" sappia che il castigo è inevitabile e che la sentenza verrà eseguita immediatamente. Chi viola le regole sa che paghera con la vita."
[3] Fabbricazione o commercio non autorizzato di armi. 1. Chiunque, senza la licenza dell'Autorità, fabbrica o introduce nello Stato, o esporta, o pone comunque in vendita armi, ovvero ne fa raccolta per ragioni di commercio o di industria, è punito con l'arresto da tre mesi a tre anni e con l'ammenda fino a lire due milioni quattrocentomila.
[4] Tutto ciò apre il discorso alle mafie internazionali.
[5] Tale mia posizione aveva forse un senso nel 1994, quando ero vicino a delle idee di sinistra, ma oggi i valori cristiani e il forte senso di giustizia mi porta a ritenere che in realtà la droga va combattuta. Inoltre allora non consideravo che esistono anche dei reati che vengono commessi a causa dell'uso di droghe, nel senso che sono causati dallo stato di euforia o depressione successivi allo stesso uso. Vedasi le morti all'uscita dalle discoteche….Comunque desidero anche confessare che io non ho mai fatto uso di droghe, del resto non ho nemmeno il vizio del fumo.
[6] L'iniziativa economica privata è libera.
[7] Dice FALCONE: "Quando si è membri di Cosa Nostra e si ricorre alla violenza e all'intimidazione, è molto più facile imporsi sul mercato. I mafiosi lo fanno e continueranno a farlo fino a quando esisterà la mafia."
[8] Dice sempre FALCONE: "Parlando dei guadagni della mafia, non possiamo dimenticare gli appalti e i subappalti. Mi chiedo anzi se non si tratta degli affari più lucrosi di Cosa Nostra. Il controllo delle fare di appalto pubbliche risale a molte decine di anni fa, ma oggi ha raggiunto dimensione impressionanti… Il condizionamento delle gare di appalto si realizza sia nella fase di aggiudicazione dei lavori sia nella fase di esecuzione delle opere.

[9] Come tutti sappiamo il Sen. Andreotti è stato scagionato da qualsiasi accusa.
[10] Il nostro pensiero va anche al Procuratore Rocco Chinnici.
[11] Resta di grande esempio il romanzo, poi diventato film, di Leonardo Sciascia: "IL giorno della civetta" nel quale si racconta la storia del Capitano Carlo Alberto dalla Chiesa, poi diventato Prefetto di Palermo, ucciso il sei settembre 1982.
[12] Inseriamo un brano tratto dalla Relazione della Commissione parlamentare antimafia nella parte prima, capitolo terzo: "I successivi interventi del Parlamento hanno approfondito il rapporto tra mafia e politica individuando tre direttrici: […] – la punibilità del voto di scambio elettorale con la mafia. Per iniziativa parlamentare si introdussero nel testo del D.L. 8 giugno 1922 n. 306, convertito con la L. 7 agosto 1992 n. 356, due nuove norme incriminatrici. La prima (art. 11bis) integra la definizione di associazione per delinquere mafiosa, tipicizzata dall'art. 416bis c.p.: costituisce associazione mafiosa anche quella che si avvale "della forza di intimidazione del vincolo associativo e della condizione di assoggettamento e di omertà che ne deriva […] al fine di impedire od ostacolare il libero esercizio del voto o di procurare voti a sé o ad altri in occasione di consultazioni elettorali". La seconda disposizione (art. 11ter) punisce lo scambio elettorale politico mafioso individuato come promessa di voti effettuata dall'aderente all'associazione mafiosa che riceve in cambio somme di danaro. La punizione riguarda chi ottiene la promessa di voto, essendo la controparte già punita ad altro titolo.


Le norme incriminatrici non hanno ancora avuto significativa applicazione perché sono trascorsi solo pochi mesi dalla loro approvazione da parte del Parlamento e perché, trattandosi di norme penali, la loro applicazione è consentita solo ai fatti commessi successivamente all'entrata in vigore."

L’associazione di tipo mafioso – Capitolo Quintoultima modifica: 2005-09-15T13:37:26+02:00da proc.antimafia
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