02/06/2006

Dal sito www.aprileonline.info

Regionamenti
Totò Vasavasa contro ''La mafia è bianca''
Sicilia. Poche settimane al voto. La Cdl corre ai ripari per impedire la sicura vittoria della Borsellino
Otello Piccoli


Ultime settimane infuocate di campagna elettorale nazionale in Sicilia. Mentre i "Big" comiziano un po' qui e un po' lì (di solito, purtroppo, in luoghi chiusi, parlando solo ai propri elettori) è già un ricordo il 61 a 0 del 2001. Naturalmente il sistema elettorale, non lo permetterebbe, ma sembra che l'aria del rinnovamento sia comunque arrivata, seppur in minima parte, anche quaggiù.
Non si spiegherebbe, altrimenti, l'ennesimo sondaggio che vede Rita Borsellino, che naturalmente è sempre in movimento, ma che dopo il 10 aprile sarà la star, il punto di riferimento di una possibile svolta radicale in Sicilia, e quindi in Italia, ancora sopra di 20 punti su Totò Cuffaro, nonostante i partiti dell'Unione non siano in grado di raggiungere la maggioranza nella regione.
E qui ci sarà da discutere su come si comporranno le liste del centrosinistra, per fronteggiare l'esercito tutto di generali e colonnelli che la Cdl schiererà per impedire la vittoria alla Borsellino.
Anche perché in Sicilia la nuova legge elettorale (un mostro frutto di bassi compromessi), votata anche da settori del centrosinistra, è davvero infame. Saranno le liste a tirare per il presidente, non il contrario.

Intanto, arrivano nuove polemiche, accuse e nuovi guai per il governatore Vasavasa.
I precari, che ancora chiedono di essere regolarizzati, manifestano da giorni, occupano sedi, protestano, ma non vengono ricevuti come promesso. E subiscono l'ennesima beffa quando l'Ars approva la norma per la stabilizzazione, ma poi, con un trucchetto, l'assessore Scoma (lo stesso che ha riempito Palermo di manifesti con quel faccione che non lascia spazio nemmeno alle scritte) presenta un emendamento che vanifica tutto. Infatti, il nostro eroe è riuscito, semplicemente eliminando una sola parola al testo, a far saltare i conti.
Così adesso si fa la legge e si promette di risolvere il problema fondi alla prossima legislatura, lasciando sul campo il profumo inconfondibile del voto di scambio.
Oggi, infatti, l'Ars si scioglie, in previsione delle elezioni di fine maggio.
Piccola nota: l'Ars è forse l'unico organismo parlamentare in Italia che non è mai stato sciolto in anticipo. Su questo almeno destra e sinistra sono sempre state d'accordo.
Non sono d'accordo invece sulle assunzioni e le promozioni in massa che la Regione sta facendo. Dopo la moltiplicazione dei pani, e dei pesci, ecco quella dei dirigenti, e, in ultimo, degli addetti stampa.

Insomma, per vincere le elezioni useranno ogni mezzo.
Vasavasa, cercando di rifarsi un'immagine, ha intanto fatto pubblicare un dvd chiamato "Totò Cuffaro contro La mafia è bianca" che ci ricorda un po' questo filone cinematografico in voga negli ultimi anni: Freddie vs Jason, Verdone vs Muccino, Alien vs Predator, Vasavasa vs Lamafiaèbianca.
Già, perché l'allegro governatore proprio non sopporta che si sappia quali legami esistono tra la classe dirigente siciliana e Cosa Nostra. Per cui non avrà gradito le ultime dichiarazioni del suo amico Campanella che davanti ai pm Di Matteo e Paci ha confermato che Saverio Romano, sottosegretario del governo Berlusconi, sarebbe "organico a Cosa Nostra, designato dai Mandalà a prendere il posto dell'onorevole Giudice... giudicato affidabile... l'ordine dei Mandalà era di non bruciarlo, di non esporlo" e che Vasavasa, tutto contento, aveva accolto in lista Acanto, candidato dei boss Mandalà, sapendo perfettamente chi erano solo perché "la sua unica preoccupazione era eleggere Borzacchelli" il carabiniere che, sono sempre parole di Campanella attribuite a Cuffaro "è fondamentale, ci protegge dalle indagini su di noi".
Insomma, appena sarà passata la sbornia delle elezioni politiche quaggiù il clima si arroventerà sul serio. E chissà se il vento del cambiamento riuscirà a portare anche qui un po' d'aria fresca.

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Dal sito www.lospettro.it

Intervista a Michele Santoro: "La mafia è il nuovo tabù dell'informazione"
STEFANO MARIA BIANCHI, ALBERTO NERAZZINI - La mafia è bianca


Michele Santoro, autore della prefazione al libro con DVD, "La mafia e' bianca", il lavoro di Stefano Maria Bianchi e Alberto Nerazzini, sta girando l'Italia  con gli autori del film per presentare l'inchiesta giornalistica che racconta quello che accade nella Sicilia di Totò Cuffaro e i rapporti della politica con Cosa Nostra. Il film è  un' inchiesta fatta molto ben documentata che ricorda i film di denuncia degli anni '70 di Francesco Rosi e che sta riscuotendo un notevole successo di critica e di pubblico ma, soprattutto, ha riaperto il dibattito sulla mafia e sul "caso Siciilia" .

I rapporti tra mafia e politica sembrano ridiventati di nuovo un tabù n questo paese. Se ne sente parlare poco, sia sui giornali, che in televisione.

"Credo sia il tema tabù per eccellenza. Stiamo tornando alla  situazione che raccontava Buscetta a Falcone quando diceva: "Non mi chiedete chi sono i politici compromessi con la mafia perché se rispondessi, potrei destabilizzare lo Stato". Stiamo arrivando ad una situazione come quella. Questa è materia, ormai,  innominabile. Ma quando c'è una materia innominabile in un paese, questo paese finisce per ammalarsi; finisce per deperire non solo la sua libertà, ma anche la sua economia, e la sua società invecchia rapidamente. Questa vicenda non va all'attenzione della cronaca nazionale, perché abbiamo un sistema malato. E non è malato solo nella parte televisiva. Dobbiamo dire anche che il sistema è malato dal lato dei giornali, della carta stampata. Perché anche i giornali fanno fatica a parlare di queste cose. La storia che viene raccontata nel libro e nel film "La Mafia è bianca"   non è una storia qualunque. Da queste collusioni potrebbe essere venuta fuori la fuga di Bernardo Provenzano. Stiamo parlando del capo della Mafia. Il capo della mafia è stato messo in salvo grazie alle collusioni che sono riportate in questo film".

La Cassazione ha sancito che frequentare i mafiosi non è reato.


"Sicuramente. La Cassazione ha ragione, un politico può anche frequentare dei mafiosi. e questo non indica immediatamente che abbia compiuto dei reati. Ma proprio nel momento nel quale si fa un'affermazione giuridica di questa importanza, dobbiamo capire che non possiamo caricare in alcun modo alla magistratura il peso della questione morale. Cioè non è compito delle sentenze affermare la questione morale. Ma la questione morale non può essere abbandonata dai partiti e dalla politica. La politica deve avere il coraggio di riprendere sulle sue spalle la questione morale. Allora,  quando uno vi dice che è andato a chiedere i voti ad Angelo Siino, vorrei ricordare che Angelo Siino era il ministro dei lavori pubblici di Cosa Nostra. Era  il braccio destro, per gli appalti, di Totò Riina. Stiamo parlando di quelli che hanno ammazzato Falcone. Stiamo parlando di quelli che hanno ammazzato Borsellino, di quelli che hanno sterminato le scorte di questi due magistrati, e la moglie di Falcone. Stiamo parlando di quelli che hanno fatto gli attentati agli Uffizi, e c'è un signore che attualmente fa il presidente della Regione Sicilia, il quale dice: " Io sono andato a chiedere i voti a Siino, ma non sapevo chi era". Noi dobbiamo anche riconoscere che lui potesse non sapere chi era Angelo Siino. Anche se è molto complicato in Sicilia essere così ignoranti, da un certo punto di vista. Però, c'è il problema della responsabilità politica. Tu quei voti li hai chiesti,  non è soltanto uno  che  ti ha votato. Sei tu che sei andato a chiedere di votarti. Sei stato eletto con i voti insanguinati di Cosa Nostra. Nelle riunioni che Siino ha preparato per Totò Cuffaro, c'erano gli assassini di Giovanni Falcone. Sono stati convocati nelle riunioni elettorali  che hanno portato all'elezione di Totò Cuffaro. In qualunque paese del mondo che si definisca una democrazia, un signore che ha fatto l'errore di chiedere i voti a Siino, dunque non un reato, ma un errore di chiedere i voti a Siino, ne paga le conseguenze, allontanandosi dalla politica".

Ma nessuno, o quasi, chiede le dimissioni di Cuffaro

"In Italia il presidente della Camera, che è anche un sodale di Totò Cuffaro, non ne chiede le dimissioni e quindi costringe l'altra parte, la parte avversa a prendere posizione, mentre dovrebbe essere compito di Fini,  compito di Cuffaro , stesso quello di garantire la trasparenza della politica dalla propria parte, e non ridurre  questa questione ad una polemica tra partiti contrapposti. Purtroppo, anche quelli che stanno nel campo opposto, non è che se ne fregano più di tanto di chiedere a Totò Cuffaro di essere conseguente con le scelte che lui ha fatto. E quindi questa cosa si "ammacchia" un po' nel dimenticatoio. "

Anche questo motivo ti ha spinto a rassegnare le dimissioni da parlamentare europeo?

"Noi viviamo in un mondo nel quale la politica fa fatica  ad aprirsi al suo esterno. Io non sono mai stato uno che ha voluto combattere in maniera frontale contro i partiti pur  avendoli sempre criticati. Ho sempre aspettato che loro si potessero aprire e che lo facessero per loro scelta. Ma non si aprono. Si aprono con molta fatica,  e quindi è preferibile che quelli come me li incalzino dalla loro posizione, all'interno della società piuttosto che stare troppo vicini.  Stare troppo vicini significa assomigliarsi troppo e inutilmente. Io, proprio perché li rispetto, e so di essere diverso, pretendo anche che venga questa rispettata la mia diversità".

Nel film di Bianchi e Nerazzini, si se dire da alcuni cittadini che la mafia è buona e senza la mafia non  è che si vivrebbe meglio in Sicilia. Che ne pensi?

 "Paradossalmente dicono una verità.  Io non ritengo che la mafia sia la causa del sottosviluppo dei problemi cronici che affliggono sia il sud che il nostro paese. La mafia agisce dentro questi problemi. E' forte grazie a questi problemi. Si rafforza per l'esistenza di questi problemi. Però se la scelta dei  primari fosse trasparente, se la sanità pubblica fosse gestita in maniera corretta, la mafia non avrebbe la possibilità di intervenire. Se interviene la mafia è perché c'è un mondo, a prescindere dalla mafia, che interviene in quella maniera lì. E quindi questo apre il problema di un sistema che in Sicilia fa queste cose, ma che nel resto del paese  produce comunque una insopportabile interferenza della politica dei partiti nella vita sanitaria della gente, nei diritti dei cittadini, e quindi costruisce un consenso della politica che non è trasparente. Il consenso sarà trasparente quando la politica smetterà di intervenire nella libertà di espressione direttamente con i partiti e quando smetterà di condizionare direttamente una voce di spesa come quella sanitaria. Non possibile che i partiti decidano  i primari degli ospedali. Quando finalmente questa situazione sarà conquistata ed acquisita, noi avremo la possibilità di isolare meglio il fenomeno mafioso e  di batterlo, forse, in maniera irrevocabile."


 9 DICEMBRE 2005

16:11 Scritto da: proc.antimafia in Sociale | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook

Dal sito del Corriere della sera

CRONACHE
Avviso di garanzia per il presidente della Regione siciliana
Palermo, Salvatore Cuffaro indagato per mafia
L'uomo politico coinvolto in un'inchiesta sul clan dei Brancaccio che ha già prodotto diversi arresti
Salvatore Cuffaro (Olympia)
PALERMO
- Il presidente della Regione siciliana, Salvatore Cuffaro (Udc), detto Totò, è indagato per concorso in associazione mafiosa. I carabinieri del Ros gli hanno notificato un avviso di garanzia che è anche un invito a comparire davanti ai magistrati della Dda (Direzione distrettuale antimafia), assistito dal suo legale. Cuffaro è indagato nell'ambito dell'inchiesta che ha portato in carcere un ex assessore comunale, due medici e un imprenditore.

ORDINANZA - Il nome del presidente della Regione siciliana è citato nell'ordinanza dei magistrati della Dda di Palermo che hanno disposto l'arresto di quattro persone, tra le quali l'ex assessore comunale Domenico Miceli, nell'ambito di un'inchiesta sui rapporti tra il clan mafioso di Brancaccio e gli ambienti della politica locale. Appunto Miceli, anch'egli dell'Udc, viene indicato dagli inquirenti come il canale per veicolare le richieste del medico Giuseppe Guttadauro, reggente del mandamento di Brancaccio arrestato l'anno scorso, e di un altro medico, Salvatore Aragona, anch'egli arrestato perché considerato vicino a Guttadauro. «In particolare il Miceli, assecondando specifiche richieste di Guttadauro Giuseppe e Aragona Salvatore si proponeva come intermediario tra il Guttadauro e l'onorevole Salvatore Cuffaro al fine del soddisfacimento d'interessi e richieste diversi, compresi quelli volti ad influenzare lo svolgimento di concorsi pubblici per l'assegnazione di incarichi nell'ambito della sanità pubblica», scrivono i magistrati nell'ordinanza.
26 giugno 2003
 

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16:09 Scritto da: proc.antimafia in Sociale | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook